La Fine di un Condottiero
Vi era un tempo, in cui prodi guerrieri erano un tutt’uno con la loro arma… un tempo, in cui l’odio e la guerra erano le uniche panacee per curare un mondo destinato ad un inesorabile declino…
In quel tempo, in quelle terre, si reggeva imponente una citta’ che ospitava le anime dannate nei secoli, le anime condannate ad un’oblio senza fine, senza speranza di liberta’, senza alcuno scopo di esistenza, solo dolore e tortura era concesso a queste anime esauste della monotonia ridondante che dovevano sopportare…
Perche’ questo? Perche’ interi eserciti costituiti da valorosi soldati dovevano inginocchiasi ad un unico volere?
Domande senza risposta costituivano le mura di cinta della citta’, oramai impenetrabile attraverso attacchi materiali, mura sorrette per imprigionare il nostro sottile e inutile senso di esistenza…
Fra le strade erano confinati i condannati, eserciti un tempo avversi, probabilmente decaduti nella stessa battaglia che dovevano condividere lo stesso dolore, la stessa sofferenza… Nonostante il caos che regnava era possibile idetificare degli scheramenti formati in tempi materiali, nei tempi in cui ogni anima aveva ancora la propria lama per difendersi… Li, fra quelle strade impresse di dolore vive ancora il mio esercito costituito da 30 schieramenti suddivisi a loro volta in 10 gruppi di copertura e 5 gruppi di attacco… Tutti loro, sangue che scorreva nelle mie vene, e me compreso, siamo destinati a quell’oblio sensa fine che si fermera’ solo quando ogni speranza e ogni gloria sara’ rimossa dalle nostre menti…
Le glorie, i trofei di guerra, riconoscimenti burocratici, ci spingevano a difendere il nostro imperatore come solo una madre sa difendere il proprio figlio, dare anima e corpo, a volte qualcosa in piu’, cio’ non ci spaventava, continuavamo per la nostra strada lustrando le nostre spade e rappezzando le faretre dei nostri compagni, eravamo una sola anima, una sola mente…
Ricordo… L’ultima battaglia, schierati contro un esercito degno di essere definito tale, la nostra inferiorita’ numerica era indiscutibile, dinanzi a noi vi erano vallate di soldati esperti e agguerriti, ma forse meno assetati di gloria…
Sapevamo che quelle erano le nostre ultime ore di vita materiale, sapevano che non sarebbe esistito paradiso che ci avrebbe aperto le porte, sapevamo che forse anche l’inferno ci avrebbe ripudiato… Ma cio’ non ci scalfi minimamente… Dovevamo Difendere l’Imperatore!
Ricordo… Quando alzai la spada, guardai l’orizzonte, orizzonte che partori’ quel bagliore ambrato… Come una mano divina intenta ad afferrarci vedemmo in pochi attimi il cielo ricoprirsi di freccie infuocate, ma cio’ non ci spavento’, i nostri scudi riflettevano quella luce brillando piu’ di essa, come se anch’essi erano inebriati dal desiderio di vittoria…
Abbassai la spada, tutti sapevano che quello era il segnale… Pochi attimi e la nostra collina venne ricoperta da scudi che puntavano il cielo, come a voler formare un guscio di tartaruga, impenetrabile da nessun essere non divino…
Ricordo… Quell’urlo, il comando finale che dava il via alla nostra fine… un esercito… il mio esercito… tutti scagliati verso il nemico in una folle corsa verso morte certa…
Ricordo… Quel’urlo, e poi il silenzio interrotto solo dai nostri passi che scandivano il battito regolare del cuore che all’ora era ancora nel nostro petto…
Ricordo… Come zattere in un mare burrascoso, venimmo inghiottiti dall’onda nemica, sensa speranza… ma con onore…
Ma ora basta, non mi e’ concesso pensare cosi’ a lungo… Compagni di Scudo, e’ stato un onore governare un’armata cosi’ imponente e combattere al vostro fianco… Ricordate… Arderemo insieme in eterno su questa terra, non ci spegneremo mai singolarmente… E’ un ordine…



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